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Eble's SpaceLa cattiva arte è molto peggiore dell'assenza d'arte. (O. Wilde)
May 12 E meno male che ho studiato...SALARI APPIATTITI: LA LAUREA VALE SOLO 120 EURO IN PIU' AL MESE
di Nicoletta Cottone, Il Sole24Ore
Salari appiattiti: una laurea vale solo 120 euro al mese in più. Lo rileva Unioncamere che parla di «pericoloso appiattimento delle retribuzioni» e nel rapporto 2008 evidenzia come la differenza di salario tra un impiegato diplomato o laureato e in lavoratore non qualificato con la licenza media «è di circa 1.600 euro l'anno». Dunque, poco più di 120 euro lordi al mese.
Puntando l'obiettivo sulle retribuzioni di professioni non qualificate, di conduttori di impianti, di operai specializzati, di professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi e degli impiegati, il rapporto rileva stipendi tra i 21 e i 23 mila euro. Entrando nei particolari si va dai 21.170 euro di un lavoratore non qualificato ai 22.750 di un impiegato. Rispetto a queste retribuzioni svettano, invece, quelle dei dirigenti che in media guadagnano oltre 92 mila euro l'anno. L'appiattimento verso il basso, segnala il presidente Andrea Mondello, «è il sintomo più evidente della scarsa attenzione al merito che caratterizza il mercato del lavoro italiano». Questo, per Mondello, «segnala un paese disattento al valore dello studio e delle competenze, che rischia di mortificare le migliori risorse su cui può contare per rilanciarsi». Unioncamere sottolinea quindi come tra il 2000 e il 2006 le retribuzioni siano passate da 20.116 euro a 23.633 con una crescita del 17,5%. Nello stesso periodo l'inflazione è aumentata del 15,1%, ma i prodotti e i servizi acquistati più frequentemente sono aumentati del 18,2 per cento. I salari sono cresciuti meno che nel resto d'Europa perchè più bassa è stata la crescita della produttività. L'associazione delle Camere di commercio sottolinea «l'inadeguatezza del contratto nazionale», che va superata distribuendo in azienda o sul territorio i risultati conseguiti in termini di produttività e redditività. May 02 Meglio tardi che mai!
DIE ZEIT INTERVIEW WITH PHILIPPE STARCK Philippe Starck is the star designer of the past two decades. Notwithstanding this he claims today, "Everything I have designed is absolutely unnecessary." ZEITmagazin: Monsieur Starck, you have designed everything, from toothbrush to spaceship. What do humans really need? Philippe Starck: The ability to love. Love is the most wonderful invention of mankind. And then, one needs intelligence. Mankind, as opposed to animals, has managed to create a civilization based on intelligence. For this reason, no human can afford to not work on their intelligence. And humour, humour is important. ZEIT: And you can't think of something material? P.S.: We don't need anything material. It is more important to develop one's own ethic, and to stick to these rules. There is nothing else one would have to worry about. ZEIT: You can't be serious. Isn't there so much else one needs in order to survive? P.S.: If you want to talk about objects: one certainly needs something to light a fire. ZEIT: Can you think of anything else? P.S.: A pillow maybe, and a good matress. ZEIT: So why, then, have you become an industrial designer in the first place? P.S.: That is an interesting question. And I haven't found an answer to it for myself yet. Look, I have designed so many things without ever really being interested in them. Maybe all these years were necessary for me to ultimatively recognize that we, after all, don't need anything. We always have too much (stuff, SIC). ZEIT: So all the things you have created -- unnecessary? P.S.: Everything I have created is absolutely unnecessary. Design, structurally seen, is absolutely void of usefulness. A useful profession would be to be an astronomer, a biologist or something of that kind. Design really is nothing. I have tried to install my designs with a sense of meaning and energy, and even when I tried to give my best it was still in vain. ZEIT: So this is the balance you strike of all your creating? P.S.: Those people with more intelligence than me would have gotten to this point much earlier. Perhaps I wasn't smart enough and had to learn it the hard way. Ever from the beginning I had the feeling that ultimatively, product design was useless. It is because of this that I have tried to change this job into something else; into something that's more political, more rebellious, more subversive. So maybe the most important thing that I have created is not a new object, but a new definition for the word "designer". ZEIT: You said that we are undergoing a transition towards Postmaterialism. What does this mean? P.S.: Society is pursuing a strategy of dematerialization: it is more and more about intelligence and less about material. Take a computer, for example. In the beginning, computers were big as a house. Now there are computers in the size of only a credit card. In ten years from now they are going to be in our bodies - bionics. In fifty years from now, the concept of computers will have dematerialized itself. ZEIT: So what else would designers create then? P.S.: There won't be any designers. The designer of the future will be the personal coach, the fitness trainer, the nutritionist. That's all. ZEIT: You have often stated that it was your goal to destroy design. How far have you gotten with that? P.S.: It is accomplished! When I started out, design objects were but beautiful objects. No one could afford to buy them; design stood for elitism, but elitism is vulgar. The sole elegance lies in multiplication. ZEIT: Please explain this. P.S.: If one is fortunate enough to have a good idea, one has the obligation to share this idea with others. That is how democracy works. When I started to design, a good chair would cost about $1,000. Should a family that needs six chairs and a table have to pay $10,000, just to be able to have dinner? What an obscene thought. Four years ago, I designed a chair that would cost less than ten dollars. If you just strike three zeros off the price you change the whole concept of a product. ZEIT: And yet you recently designed that motor yacht for a Russian millionaire? P.S.: Exactly this is part of my Robin-Hood concept. I do use such projects like a lab. It allows me to try out new technologies and render them useful for the mass market. For this particular yacht, I developed a hull that wouldn't cause bow washes at 20 knots. I applied this concept to a solar boat, which in turn could be the prototype for a Venetian vaporetto. ZEIT: And you don't want to stop designing? P.S.: I do want to, for sure. I am definitely going to stop designing in two years. I will be doing something else instead, I don't know for sure. But I know that it will be a new way of expression; a weapon that will be faster, mightier and lighter than design. Design is really a terrible way to express oneself. ZEIT: So you will only be switching the job. P.S.: Exactly. I have been a producer of materiality. I do feel ashamed for this. What I want to be instead now is a producer of concepts. This will be much more useful. ZEIT: Is there any object that you like, then? P.S.: No. Interviewer: Tillmann Prüfer
Meno male che pure lui riconosce quello che penso ormai da molti anni... Meglio tardi che mai! Buona pensione Caro!
May 01 Il principio dell'amore...![]() Dovreste conoscere ciò che vuole dire povertà,
forse la nostra gente ha molti beni materiali, forse ha tutto,
ma credo che se guardiamo nelle nostre case,
vediamo quanto è difficile talvolta trovare un sorriso e il sorriso è il principio dell'amore.
Allora incontriamoci con un sorriso e una volta che abbiamo cominciato l'un l'altro a amarci diviene naturale fare qualcosa per gli altri.
Madre Teresa
Il buon guerriero...![]() Quando crescerai scoprirai che hai difeso delle menzogne,
che tu stesso ti sei sbagliato e che hai sofferto per delle sciocchezze.
Se sei un buon guerriero, non ti colpevolizzerai per tutto ciò, però nemmeno permetterai che i tuoi errori si ripetano.
Paulo Coelho
April 15 Aaaah... La scomparsa dei comunisti di Michele Brambilla, da il Giornale Non abbiamo nessuna intenzione di infierire contro Fausto Bertinotti: intanto perché non si uccide un uomo morto neppure quando la morte è solo politica; e poi perché, tra tanti spocchiosi maestrini dalla penna rossa, Bertinotti si distingue per intelligenza e simpatia. Bene ha fatto Umberto Bossi, ieri sera, a rendergli l’onore delle armi quando lo ha visto lì nel salotto di Vespa mentre offriva la propria faccia alla sconfitta. Però quanto ci è parso rétro, l’ormai ex presidente della Camera, quando cercava di spiegare questa sconfitta. Rétro e anche un po’ patetico così come erano stati via via, lungo tutto il pomeriggio, i Giordano e i Russo Spena, i Cento e i Turigliatto. Tutti lì a invocare cause contingenti: siamo partiti tardi nella costruzione del soggetto unico, ha detto Bertinotti, e poi Veltroni ci ha segato le gambe con i suoi ripetuti appelli al voto utile. Quisquilie, spiegazioni del tutto inadeguate a rendere ragione di ciò che non è una semplice sconfitta elettorale ma l’incredibile perdita di tre milioni di voti su quattro; ed è soprattutto un evento storico, perché è la scomparsa dei comunisti dal parlamento dell’Italia, il Paese che per cinquant’anni aveva avuto il più forte partito comunista dell’Occidente. È vero che Veltroni ha sfondato a sinistra perché - a causa dello sciagurato (per lui) accordo con i radicali - non è riuscito a far breccia nel centro cattolico. È vero anche che la Sinistra Arcobaleno paga le conseguenze di un percorso che ormai conduce inevitabilmente verso il bipolarismo. Ma Bertinotti e i suoi alleati dovrebbero appunto chiedersi come mai, sulla strada di questo bipolarismo, la sinistra più moderna - che è quella guidata da Veltroni - ha deciso di abbandonarli. La risposta è semplice: è che al mondo di oggi, e perfino alla sinistra di oggi, chi si richiama ancora al comunismo non ha più nulla da dire, non ha più alcun contributo utile da dare. Così come è fuori dal tempo e dalla storia un ambientalismo estremista che si distingue solo per il suo ostinato e pregiudiziale dir di no a qualsivoglia progresso. Non è stato Berlusconi, e non è stato neanche Veltroni a far sparire la falce e martello da Camera e Senato. È che ieri è suonata finalmente, anche in Italia, la campana della storia per un’ideologia che era già obsoleta e impresentabile quando Bertinotti, Cossutta, Diliberto e altri irriducibili si erano rifiutati di accettare la svolta del Pci, che il termine «comunista» lo aveva fatto sparire dal nome. Il comunismo è nato con il nobile proposito di dare a ciascuno secondo il suo bisogno, e nell’Ottocento della Rivoluzione industriale prese le difese di chi in quel grande ma spietato processo di modernizzazione veniva usato come carne da macello. Ma la storia, la realtà, la prassi hanno poi mostrato che il comunismo - per usare le parole di Giovanni Paolo II - s’è rivelato una medicina peggiore del male che intendeva curare. Ovunque è salito al potere ha prodotto non solo repressione e terrore, lager e morti; ma anche un indicibile grigiore, un terrificante squallore intellettuale e morale. Il sistema politico che doveva dar vita all’«uomo nuovo» s’è dissolto lasciando dietro sé solo guerre, torture, disperazione, miseria. Non un’opera d’arte, non un poeta, non una scoperta scientifica degna di rilievo ci è stata consegnata da quel mondo. I comunisti italiani e in genere occidentali si sono autoassolti attribuendo il fallimento a coloro che avrebbero, a loro dire, tradito l’idea. Ma con il trascorrere degli anni s’è visto che non v’era Paese in cui il comunismo non si trasformasse in tragedia: l’Urss, ma poi anche la Cina, il Vietnam, la Cambogia, Cuba. Ad uno ad uno, tutti i miti sono caduti. Perché il difetto non stava nell’errata applicazione dell’idea, ma nell’idea. Lo stesso Bertinotti deve aver preso atto, qualche giorno fa, della non riproponibilità di un simile sistema di governo. È stato quando ha detto che il comunismo sopravviverà solo «come tendenza culturale». Ieri, da uomo d’onore, s’è dimesso. Ma lo sconfitto non è lui: è un’idea che non ha più nulla da dire all’uomo del terzo millennio. March 21 First Day of Spring...
Primo giorno di Primavera... Non sembrerebbe proprio... Mah... Non può piovere per sempre... Scusate la fittonata...Spero che mi perdonerete, ma ultimamente ho preso un fittonata per lo spagnolo... credo che si veda e che ve siate accorti da un po'... Ma che ci posso fare? Adoro questa lingua meravigliosa!! Un giorno come un altro...![]() Un día como cualquier otro Y así después de esperar tanto, un día como cualquier otro decidí triunfar. Decidí no esperar a las oportunidades sino yo mismo buscarlas. Decidí ver cada problema como la oportunidad de encontar una solución. Decidí ver cada desierto como la oportunidad de encontrar un oasis. Decidí ver cada día como una nueva oportunidad de ser feliz. Aquel día descubrí que mi único rival no eran más que mis propias debilidades, y que en éstas está la única y mejor forma de superarnos, aquel día dejé de temer a perder y empecé a temer a no ganar. Descubrí que no era yo el mejor. Y que quizás nunca lo fui. Me dejó de importar quién ganara o perdiera. Ahora me importa simplemente saberme mejor que ayer. Aprendí que lo difícil no es llegar a la cima, sino jamás dejar de subir. Aprendí que el mejor triunfo que puedo tener, es tener el derecho a llamarle a alguien “AMIGO”. Descubrí que el amor es más que un simple estado de enamoramiento. “EL AMOR ES UNA FILOSOFÍA DE LA VIDA”. …Aquel día dejé de ser un reflejo de mis escasos triunfos pasados y empecé a ser mi propia tenue luz de este presente, aprendí que de nada sirve ser luz si no vas a iluminar el camino de los demás. Aquel día decidí cambiar tantas cosas, aquel día aprendí que los sueños son solamente para hacerse realidad, desde aquel día ya no me duermo para descansar, ahora simplemente duermo para soñar. E così, dopo aver aspettato tanto, un giorno come qualsiasi altro decisi di avere successo. Decisi di non stare ad aspettare le occasioni ma di andarle a cercare io stesso. Decisi di vedere ogni problema come la opportunità di trovare una soluzione. Decisi di vedere ogni deserto come l'opportunità di trovare un'oasi. Decisi di vedere ogni giorno come una nuova occasione di essere felice. Quel giorno scoprii che il mio unico rivale non erano altro che le mie debolezze, e che in queste risiede l'unico e il miglior modo di superarsi, quel giorno smisi di aver paura di perdere e iniziai a temere di non vincere. Scoprii che io non ero il migliore. E forse non lo sono mai stato. Smise di importarmi chi vince o chi perde. Ora mi importa solo sapere che sono un uomo migliore di quello che sono stato ieri. Capii che il difficile non è arrivare in cima, ma smettere di salire. Capii che il più grande trionfo che posso ottenere, è avere il diritto di chiamare qualcuno "AMICO". Scoprii che l'amore è molto di più di un semplice stato dell'innamoramento. "L'AMORE è UNA FILOSOFIA DI VITA"... Quel giorno cessai di essere un riflesso dei miei scarsi passati trionfi e iniziai a essere la mia propria tenue luce del presente, imparai che non serve a niente essere luce se non si illumina il cammino degli altri. Quel giorno decisi di cambiare tante cose, quel giorno imparai che i sogni esistono solo perché possano diventare realtà, da quel giorno non dormo più per riposare, adesso dormo semplicemente per sognare. Walt Disney Come farti capire...![]() Como hacerte saber... Como hacerte saber que siempre hay tiempo? Que uno solo
tiene que buscarlo y dárselo. Que nadie establece normas salvo la vida. Que la
vida sin ciertas normas pierde forma. Que la forma no se pierde con abrirnos.
Que abrirnos no es amar indiscriminadamente. Que no está prohibido amar. Que
también se puede odiar. Cómo hacerte saber que nadie establece normas salvo la
vida!…Que el odio y el amor son afectos. Que la agresión porque sí, hiere
mucho. Que las heridas se cierran. Que las puertas no deben cerrarse. Que la mayor puerta es
el afecto. Que los afectos nos definen. Que definirse no es remar contra la corriente. Que no
cuanto más fuerte se hace el trazo más se dibuja. Que buscar un equilibrio no
implica ser tibio. Que negar palabras implica abrir distancias. Que
encontrarse es muy hermoso. Que el sexo forma parte de lo hermoso de la vida. Que la vida parte del sexo. Que el por qué de los niños
tiene un por qué. Que querer saber de alguien no solo es curiosidad. Que querer saber todo de todos es curiosidad malsana. Que
nunca está de más agradecer. Que la autodeterminación no es hacer las cosas
solo. Come farti capire che c'è sempre tempo? Che il tempo lo si deve solamente cercare e concederselo. Che nessuno stabilisce regole se non la vita. Che la vita, senza certe regole, perde la sua forma. Che la forma non si perde aprendosi. Che aprirsi non vuol dire amare in maniera indiscriminata. Che non è proibito amare. Che si può anche odiare. Come farti capire che nessuno stabilisce regole se non la vita! ... che l'odio e l'amore sono sentimenti. Che l'essere aggrediti, sì, ferisce, molto. Che le ferite si rimarginano. Che le porte non devono chiudersi. Che la porta più grande è l'affetto. Che i nostri affetti ci definiscono. Che definirsi non è andare contro corrente. Che non si disegna di più, quanto più forte si traccia una linea. Che cercare un equilibrio non significa essere debole. Che i silenzi portano ad allontanarsi. Che ritrovarsi è così bello. Che il sesso fa parte delle cose belle della vita. Che la vita nasce dal sesso. Che il perché dei bambini ha un perché. Che desiderare di sapere qualcosa di qualcuno non è solamente curiosità. Che voler sapere tutto di tutti è una curiosità malsana. Che non è mai inutile ringraziare. Che l'autodeterminazione non è fare le cose da soli. Che nessuno vuole essere solo. Che per non essere soli si deve dare. Che per dare, prima dobbiamo ricevere. Che, affinché ci venga dato, si deve sapere anche come chiedere. Che saper chiedere non è concedersi. Che concedersi significa chiaramente non volersi bene. Che, perché ci amino, dobbiamo mostrare chi siamo. Che, perché uno sia se stesso, bisogna aiutarlo. Che aiutare è poter incoraggiare e sostenere. Che adulare non è aiutare. Che adulare è pericoloso quanto girare le spalle. Che le cose faccia a faccia sono oneste. Che nessuno è onesto perché non ruba. Che colui che ruba non fa il ladro per diletto. Che quando non si prova piacere nel fare le cose, non si sta vivendo. Che per gustare la vita non si deve dimenticare che esiste la morte. Che si può essere morti anche in vita. Che si sente col corpo e con la mente. Che con le orecchie si ascolta. Che è difficile essere sensibili e non ferirsi. Che ferirsi non è dissanguarsi. Che per non essere feriti erigiamo muri. Che chi alza muri non riceve niente. Che quasi tutti siamo muratori. Che sarebbe molto meglio costruire ponti. Che, attraverso essi, si va da una sponda all'altra e si può anche tornare. Che tornare non vuol dire indietreggiare. Che indietreggiare può essere anche progredire. Che non si appare più vicini al sole per aver avanzato tanto. Come farti sapere che nessuno stabilisce regole se non la vita! Mario Benedetti February 23 Queda Prohibido...Queda prohibido llorar sin aprender, Queda prohibido no sonreír a los problemas, Queda prohibido no demostrarte mi amor, Queda prohibido dejar a mis amigos, Queda prohibido no ser yo ante la gente, Queda prohibido no hacer las cosas por mí mismo, Queda prohibido echarte de menos sin alegrarme, Queda prohibido no intentar comprender a las personas, Queda prohibido no crear mi historia, Alfredo Cuervo Barrero
Las Etapas...Siempre es preciso saber cuándo se acaba una etapa de la vida. Si insistes en permanecer en ella, más allá del tiempo necesario, pierdes la alegría y el sentido del resto. Cerrando círculos, o cerrando puertas, o cerrando capítulos. Como quiera llamarlo, lo importante es poder cerrarlos, dejar ir momentos de la vida que se van clausurando ¿Terminó con su trabajo?, ¿Se acabó la relación?, ¿Ya no vive más en esa casa?, ¿Debe irse de viaje?, ¿La amistad se acabó? Puede pasarse mucho tiempo de su presente “revolcándose” en los porqués, en devolver el casette y tratar de entender por qué sucedió tal o cual hecho. El desgaste va a ser infinito porque en la vida, usted, yo, su amigo, sus hijos, sus hermanas, todos y todas estamos abocados a ir cerrando capítulos, a pasar la hoja, a terminar con etapas, o con momentos de la vida y seguir adelante. No podemos estar en el presente añorando el pasado. Ni siquiera preguntándonos por qué. Lo que sucedió, sucedió, y hay que soltar, hay que desprenderse. No podemos ser niños eternos, ni adolescentes tardíos, ni empleados de empresas inexistentes, ni tener vínculos con quien no quiere estar vinculado a nosotros. No. ¡Los hechos pasan y hay que dejarlos ir! Por eso a veces es tan importante destruir recuerdos, regalar presentes, cambiar de casa, documentos por tirar, libros por vender o regalar. Los cambios externos pueden simbolizar procesos interiores de superación. Dejar ir, soltar, desprenderse. En la vida nadie juega con las cartas marcadas, y hay que aprender a perder y a ganar. Hay que dejar ir, hay que pasar la hoja, hay que vivir con sólo lo que tenemos en el presente!. El pasado ya pasó. No esperen que le devuelvan, no espere que le reconozcan, no espere que alguna vez se den cuenta de quién es usted. Suelte el resentimiento, el prender “su televisor personal” para darle y darle al asunto, lo único que consigue es dañarlo mentalmente, envenenarlo, amargarlo. La vida está para adelante, nunca para atrás. Porque si usted anda por la vida dejando “puertas abiertas”, por si acaso, nunca podrá desprenderse ni vivir lo de hoy con satisfacción. Noviazgos o amistades que no clausuran, posibilidades de “regresar” (a qué?), necesidad de aclaraciones, palabras que no se dijeron, silencios que lo invadieron ¡Si puede enfrentarlos ya y ahora, hágalo!, si no, déjelo ir, cierre capítulos. Dígase a usted mismo que no, que no vuelve. Pero no por orgullo ni soberbia, sino porque usted ya no encaja allí, en ese lugar, en ese corazón, en esa habitación, en esa casa, en ese escritorio, en ese oficio. Usted ya no es el mismo que se fue, hace dos días, hace tres meses, hace un año, por lo tanto, no hay nada a que volver. Cierre la puerta, pase la hoja, cierre el círculo. Ni usted será el mismo, ni el entorno al que regresa será igual, porque en la vida nada se queda quieto, nada es estático. Es salud mental, amor por usted mismo desprender lo que ya no está en su vida. Recuerde que nada ni nadie es indispensable. Ni una persona, ni un lugar, ni un trabajo, nada es vital para vivir porque: cuando usted vino a este mundo ‘llegó’ sin ese adhesivo, por lo tanto es “costumbre” vivir pegado a él, y es un trabajo personal aprender a vivir sin él, sin el adhesivo humano o físico que hoy le duele dejar ir. Es un proceso de aprender a desprenderse y, humanamente se puede lograr porque, le repito, ¡nada ni nadie nos es indispensable! Sólo es costumbre, apego, necesidad. Pero…. cierre, clausure, limpie, tire, oxigene, despréndase, sacuda, suelte. Hay tantas palabras para significar salud mental y cualquiera que sea la que escoja, le ayudará definitivamente a seguir para adelante con tranquilidad. ¡Esa es la vida! Paolo Coelho No culpes a nadie...Nunca te quejes de nadie, ni de nada, porque fundamentalmente TÚ has hecho lo que querías en tu vida. Acepta la dificultad de edificarte a ti mismo y el valor de empezar corrigiéndote. El triunfo del verdadero hombre surge de las cenizas de su error. Nunca te quejes de tu soledad o de tu suerte, enfréntala con valor y
acéptala. De una manera u otra eres el resultado de tus actos y prueba que tú siempre has de ganar. No te amargues de tu propio fracaso ni se lo cargues a otro,
acéptate ahora o seguirás justificándote como un niño. Recuerda que cualquier momento es bueno para comenzar y que ninguno es tan terrible para claudicar. No olvides que la causa de tu presente es tu pasado así como la
causa de tu futuro será tu presente. Aprende de los audaces, de los
fuertes, de quien no acepta situaciones, de quien vivirá a pesar de
todo. Piensa menos en tus problemas y más en tu trabajo; tus problemas, sin alimentarlos, morirán. Aprende a nacer desde el dolor y a ser más grande que el más grande
de los obstáculos. Mírate en el espejo de ti mismo y serás libre y
fuerte y dejarás de ser un títere de las circunstancias porque tú mismo
eres tu destino. Levántate y mira el Sol por las mañanas y respira la
luz del amanecer. Tú eres parte de la fuerza de tu vida, ahora
despiértate, lucha, camina, decídete y triunfarás en la vida; nunca pienses en la suerte, porque la suerte es el pretexto de los fracasados.
Pablo Neruda February 05 E per scoprire......E per scoprire quanta sfiga uno può avere in poco più di dieci giorni, chiedi a me, ti risolleverai il morale... Quest'anno comincia proprio bene...
![]() Un corno rosso, mai?!
Per scoprire...![]() Per scoprire il valore di un anno,
chiedi a uno studente che è stato bocciato all'esame finale. Per scoprire il valore di un mese, chiedi a una madre che ha messo al mondo un bambino troppo presto. Per scoprire il valore di una settimana, chiedi all'editore di una rivista settimanale. Per scoprire il valore di un'ora, chiedi agli innamorati che stanno aspettando di vedersi. Per scoprire il valore di un minuto, chiedi a qualcuno che ha appena perso il treno, il bus o l'aereo. Per scoprire il valore di un secondo, chiedi a qualcuno che è sopravvissuto a un incidente. Per scoprire il valore di un millisecondo, chiedi ad un atleta che alle Olimpiadi ha vinto la medaglia d'argento. Il tempo non aspetta nessuno. Raccogli ogni momento che ti rimane, perché ha un grande valore. Condividilo con una persona speciale, e diventerà ancora più importante. December 24 Tanti Auguri a TuttiA
chi
ama
dormire
ma si sveglia
sempre di buon
umore, a chi saluta
ancora con un bacio, a
chi lavora molto e si diverte di
più, a chi va in fretta in auto ma
non suona ai semafori, a chi arriva
in ritardo ma non cerca scuse, a chi spegne
la televisione per fare due chiacchiere, a chi è
felice il doppio quando fa a metà, a chi si alza presto
per aiutare un amico, a chi ha l'entusiasmo di un bambino
e pensieri da uomo, a chi vede nero solo quando è buio,
a chi non aspetta Natale
per essere
migliore
BUON NATALE ![]() |
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